Rottamazione Quinquies e Codice della Crisi: la vera opportunità per uscire dal debito
Nel panorama fiscale italiano, l’attenzione mediatica è ora concentrata sulla nuova rottamazione quinquies, presentata come l’ennesima occasione per alleggerire i debiti con Agenzia delle Entrate-Riscossione. Tuttavia, secondo molti professionisti, questa misura rischia di diventare uno specchietto per le allodole: uno strumento che illude, ma non risolve realmente i problemi strutturali dei contribuenti sovraindebitati. Ne parliamo con il dottore commercialista Guido Moretti, che ci spiega perché, oggi più che mai, la vera partita si gioca sul terreno del Codice della Crisi e delle procedure di sovraindebitamento, come la liquidazione controllata e il concordato minore.
Dottor Moretti, si parla molto della nuova Rottamazione Quinquies. È davvero una soluzione utile?
La Rottamazione Quinquies viene presentata come un’occasione straordinaria, ma nella realtà è uno strumento con un impatto limitato. È utile solo per chi ha debiti relativamente contenuti e riesce a pagare le rate senza difficoltà. Il vero punto è che la rottamazione condona solo sanzioni e interessi, lasciando intatto il capitale. Se una persona o un’impresa non riesce a pagare il capitale, nemmeno l’ennesima rottamazione può risolvere il problema. Ecco perché la considero, almeno in parte, uno specchietto per le allodole: genera aspettative che non corrispondono alla reale capacità dei contribuenti di sostenere i pagamenti.
Dottor Moretti, perché il governo spinge tanto sulla rottamazione quinquies? Qual è il suo interesse reale?
Il governo ha un interesse chiaro: la rottamazione è uno strumento rapido per incrementare le entrate fiscali a breve termine e mostrare ai cittadini che si sta intervenendo sui debiti. Dal punto di vista politico, è molto visibile e comunicabile: permette di dire ‘chiudiamo le cartelle, aiutiamo i contribuenti’. Dal punto di vista economico, però, non produce risultati duraturi: i debiti non cancellati realmente e molti contribuenti non hanno le risorse per aderire. Quindi, dal governo l’interesse è fiscale e mediatico, non strutturale. Serve più a dare un’impressione di efficienza e giustizia fiscale che a risolvere i problemi reali delle persone indebitate. Oltretutto fa insorgere l’opposizione che si appella a questa come presunte norme “in favore degli evasori”.
In che senso la definisce uno specchietto per le allodole?
Perché dà l’impressione di offrire un sollievo generalizzato, mentre in realtà riguarda solo una parte dei contribuenti. Tanti vedono nella rottamazione la possibilità di ‘chiudere i conti’ con poco, ma quando arrivano i piani di pagamento scoprono che gli importi sono comunque troppo alti o che non hanno liquidità sufficiente. Il risultato? Dopo qualche mese saltano le rate e il debito torna operativo in misura piena, aggravato dagli effetti del tempo perso.
Qual è allora l’alternativa concreta per chi si trova in una situazione di sovraindebitamento reale?
L’alternativa non è una misura straordinaria e temporanea come la rottamazione, ma un percorso strutturato e definitivo: le procedure previste dal Codice della Crisi. Il legislatore ha messo a disposizione strumenti davvero potenti per chi si trova in condizioni economiche compromesse. Parlo della liquidazione controllata, del concordato minore e degli accordi di ristrutturazione dei debiti. Questi strumenti permettono non solo di dilazionare o riorganizzare i debiti, ma di ridurli in modo significativo, se non addirittura di azzerarli in determinati casi.
Ci spiega meglio cosa si intende per liquidazione controllata e quando può essere utile?
La liquidazione controllata è una procedura che consente al debitore non più in grado di far fronte ai propri debiti di mettere a disposizione i propri beni, permettendo una chiusura ordinata della posizione. La differenza con una procedura esecutiva tradizionale è enorme: nella liquidazione controllata i debiti residui dopo la procedura possono essere cancellati definitivamente. Significa che il debitore può ripartire da zero. È un percorso delicato, certo, ma può rappresentare una vera rinascita per chi è schiacciato dai debiti e non intravede vie d’uscita.
E il concordato minore? In che cosa differisce?
Il concordato minore è pensato per piccoli imprenditori, professionisti e autonomi che hanno ancora una capacità reddituale. Permette di presentare ai creditori un piano di ristrutturazione sostenibile, calibrato sulle reali possibilità del debitore. Il grande vantaggio è che il debitore mantiene il controllo della propria attività e può continuare a lavorare mentre risolve i propri debiti. È un meccanismo virtuoso: si salva l’impresa, si evita il fallimento e si dà al debitore la possibilità di rientrare in carreggiata senza essere travolto.
In sostanza, lei sostiene che il Codice della Crisi offra più opportunità della rottamazione quinquies.
Assolutamente sì. Il Codice della Crisi è un sistema che non punta a tamponare, ma a risolvere. La rottamazione quinquies fa notizia, ma il suo impatto reale è limitato. Le procedure di sovraindebitamento invece garantiscono soluzioni definitive, personalizzate e soprattutto realistiche. Permettono al debitore di uscire da una spirale che spesso dura anni, se non decenni.
Qual è il consiglio che darebbe a chi oggi si sente sommerso dai debiti e vede nella rottamazione l’unica strada possibile?
Il mio consiglio è di fermarsi e valutare con lucidità. Prima di inseguire l’ennesima sanatoria, è fondamentale capire qual è la reale capacità finanziaria del contribuente e quali strumenti offre la legge. La rottamazione può essere utile solo se ci sono le risorse per sostenerla. Se queste risorse non ci sono, allora bisogna cambiare approccio. La legge oggi offre procedure pensate per restituire dignità economica a chi non ce la fa più.
In un contesto in cui l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sulle rottamazioni, è importante ricordare che esistono strumenti molto più incisivi e risolutivi. Il Codice della Crisi non è solo una riforma normativa: è un’opportunità concreta per coloro che cercano una seconda possibilità. Come ricorda il dottor Moretti, non basta promettere agevolazioni: serve ridare futuro a chi l’ha perso a causa dei debiti.
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